Bello/brutto, buono/cattivo sono categorie estremamente ricorrenti nelle nostre valutazioni, ma mai compiutamente significative. Ogni volta che ci troviamo a formulare un apprezzamento su qualcosa o qualcuno, ad un primo e manifesto giudizio, espresso secondo le citate aggettivazioni, segue un responso più riflessivo, che scaturisce dall'intimo e riconduce ad un dualismo connesso all'unico parametro di valutazione che ci è profondamente, quanto inconsapevolmente peculiare, oggettivo nella sua estrema soggettività: la ns. personale aspettativa tra migliore o peggiore.<br>Guardiamoci dunque dalla fallacia del giudicare buono un cibo o bella una persona, ancorché siano al di sotto di quanto ci saremmo attesi.
mostra tutti gli spuntini