da www.tempi.it
Inserito da Giorgio il 10 Giugno 2009 - 2:55pm
GOD BLESS AMERICA
Il lapsus verbi (possiamo definirlo freudiano?) riferito all’espressione “my muslim faith” (“la mia fede musulmana”) sfuggitagli durante l’ormai celebre intervista televisiva alla ABC, avrebbe dovuto mettere sull’avviso. Così non è stato. E dunque Barack Hussein Obama da qualche mese è il presidente degli Stati Uniti, nonché l’uomo più potente del mondo. Si può credere o meno a possibili segni del destino, come il cognome pressoché sovrapponibile a quello del terrorista più ricercato del pianeta (Obama-Osama) ed il secondo nome, Hussein, identico al cognome di un figuro non proprio simpatizzante della patria stars and stripes, il fu Saddam. Di certo è innegabile che una miriade di siti web diffonda da tempo ampi resoconti circa la sua infanzia di devoto musulmano, figlio di un devoto musulmano, nipote di un devoto musulmano, iscritto in una scuola primaria indonesiana pubblica con lo pseudonimo di Barry Soetoro (dal cognome del patrigno), musulmano. Presso la quale risulta pure essersi distinto per l’inusitato talento nel salmodiare inni e lodi ad Allah. Come del resto la sorella minore Maya Soetoro, rivelando pubblicamente la partecipazione di tutta la famiglia alle “grandi manifestazioni comunali in moschea”, ha implicitamente confermato. La prontezza dell’anchorman ABC George Stephanopoulos, lestissimo a rettificare la voce fuggita dal sen dell’allora candidato presidente, suggerendogli la frase “my faith christian” (subito ripetuta da Barack), non mitiga la sensazione di un uomo inaspettatamente a disagio, dall’eloquio inspiegabilmente forzato – lui che nell’affabulazione tribunizia ha il suo miglior atout - al quale in tutta evidenza la discettazione sulle fedi religiose in generale, e sulla propria in particolare, riesce poco gradita. Un momentaneo impasse mediatico, tuttavia, non poteva causare problemi a chi è riuscito a disinnescare – per questioni di forma, non nel merito - ben diciotto cause pendenti contro di lui in USA legate agli insufficienti requisiti di eleggibilità. Col genuflesso pronto soccorso degli ‘Osama nel’alto dei Cieli’ intonati da ogni recondito pertugio dello sferoide in gloria dell’Uomo Nuovo disceso direttamente dalla Janna, il paradiso islamico, per salvare il mondo. In che modo frattanto riuscirà a salvare l’America fondata sul “to work hard” uno che non vi si è mai cimentato, è dettaglio affatto marginale.
Parificando l’entità-islam alle quattro maggiori potenze mondiali, Obama ha dato luogo ad un rischiosissimo precedente che legittima a pieno titolo tutte le riserve sottese dalla definizione “presidente alieno” circolante in Rete. E di un extraterrestre, per quanto abbronzato, c’è da aver paura.
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