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SOTTO LE LENZUOLA (DI SILVIO), NIENTE
Non c’è bisogno di richiamare la convivenza more uxorio del segretario del maggior partito comunista d’occidente, Palmiro "Ercoli" Togliatti, con la giovane ed avvenente deputata Nilde Jotti, né il recente affaire Sircana, pizzicato ad interloquire con i trans lungo i viali della Capitale, per comprendere quella che per tutti dovrebbe essere un’elementare verità, oltre che una banale ovvietà: la trasposizione pubblica dei comportamenti privati è insostenibile non solo per Berlusconi, ma per chiunque. Basterebbe rammentare le considerazioni espresse ai più alti livelli Cei, ovvero che un uomo politico va giudicato non per quanto attiene alla sfera della sua condotta personale, ma per ciò che realizza in termini di pubblico interesse nell’esercizio delle sue prerogative istituzionali.
Tradotto: ammesso e non concesso che l’uno per cento di quanto riportato dal gossip sia vero, meglio un premier "farfallone" – minorenni escluse, come assodato - ma che non vota i "Dico", rispetto ad un altro nominalmente cattolico (finanche "adulto") e dal sommesso bubbolio curiale, però in costante tresca con l’area (non solo) parlamentare più iconoclasta. Ma è noto come la fuga ad orologeria anche dalle oggettività più lampanti sia prassi consueta di tutto quell'establishment che non potrà mai perdonare al premier il peccato originale di essere sceso quindici anni fa nell’agone politico dalla parte "sbagliata", precludendo il pur tardivo compimento della "Resistenza tradita".
Dopo la sfrenata pruderie antiCav allestita dalla holding mediatica DeBenedettiana, la prevedibile, imminente abbuffata di consensi elettorali per Silvio segnerà il capolinea non solo del Partito Democratico-Tornato Comunista e relativa parodia di segretario – trasfiguratosi, con un inedito quanto imbarazzante sovvertimento di ruoli, nello zelante caudatario politico della testata - ma anche di un’intera concezione del giornalismo quale Repubblica ed i soloni Grandi Firme che ne affollano la redazione hanno creduto da decenni in qua di simboleggiare. Coi recenti, epocali "scoop" di D’Avanzo – nomen omen - tra bisnonne e zie di Noemi a rappresentare il peggior epicedio possibile per un quotidiano in ingravescente oligoemia di credibilità. Non Le resta, dottor Mauro, che impetrare un urgente Incontro con Io.
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