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IL BUE E L'ASINO
Inserito da Giorgio il 16 Maggio 2009 - 12:35pm
IL BUE E L'ASINO
E' nota la storia – qualcosa più che un aneddoto – di quel trovatello musulmano che venne adottato, allevato e cresciuto da una famiglia europea. Ormai maggiorenne, occidentalizzato ed ancora dimorante insieme ai suoi benefattori, da locali ‘referenti' islamici con cui intratteneva frequentazioni ricevette un giorno l'ordine di aderire al "jihad" ormai imminente, al fine di sottomettere gli "infedeli" ed i loro territori alla dominazione islamica. Partendo dai più prossimi, ossia i familiari adottivi, ai quali si rivolse pressappoco così: "E' scoccata l'ora ed io non posso sottrarmi al nuovo compito affidatomi da Allah; per questo sono costretto ad uccidervi. Ma state tranquilli: non vi farò soffrire…".
Al nitido esempio di musulmano "moderato", cresciuto fin dall'infanzia in una famiglia e tra valori occidentali, bastò il primo richiamo della foresta del primo imam per trasformarsi nello spietato carnefice persino dei suoi familiari. Più o meno come il padre di Hina.
"Con le vostre leggi democratiche vi invaderemo, con le nostre leggi religiose vi domineremo". Sta tutta in questa frase, pronunciata oltre un decennio fa da un autorevole esponente musulmano durante un incontro ufficiale per il dialogo islamo-cristiano, la "ragione sociale" dell'islam: trasformare la 'dar-al-harb', la "casa della guerra", ovvero tutti i territori non musulmani suscettibili di potenziale sottomissione, in 'dar-al-islam', cioè "casa dell'islam". Obiettivo al quale concorre non poco l'incremento demografico assicurato dalle politiche proliferative concesse dall'istituto matrimoniale poligamico. Gli Adel Smith, i Nour Dachan, gli "Hamza" Piccardo, ovvero alcuni tra i ‘prototipi' di quello che si può definire fondamentalismo islamico, recitano solo parti in commedia - ricordate il poliziotto buono e quello cattivo? - nell'ambito di una ben allestita rappresentazione volta a sancire la capziosa nozione di ‘islam moderato' che, malgrado lo sconveniente filosincretismo di molti politici di casa nostra, anche non progressisti - vedasi il Fini dei secondi fini - o di qualche improvvido alto prelato alla Tettamanzi o Martini/Martino, per un musulmano non è ammissibile neppure a livello concettuale. Ciò all'unico scopo di rassicurarci fraudolentemente, rendendoci ancor più impreparati – imbelli – nel momento in cui, secondo i loro non dissimulati vaticini, Maometto prenderà San Pietro, ratificando l'Eurabia. D'altronde, qualcuno si è mai chiesto le ragioni per cui nei paesi arabi avanzati, incluse mete charmant come Dubai, Abu Dhabi ecc., quasi tutte le maestranze che stanno edificando i nuovi paradisi terrestri con piste da scii in pieno deserto non è autoctona, bensì d'importazione? Non sarà per il semplice motivo che i propri operai, va da sé musulmani, sono stati da tempo (non troppo) coattivamente dislocati in tutti i paesi occidentali - e finanziati all'uopo - per cooperare alla "Umma", il disegno egemonico di islamizzazione mondiale?
Parlare d'islamofobia - termine affatto pertinente al contesto nella sua accezione letterale, che significa ‘paura degli islamici', ma del tutto improprio secondo la strumentale interpretazione usualmente fornita dai "nostri illusionisti kantiani", ossia ‘avversione verso gli islamici' - richiama la vecchia storiella del bue che dà del cornuto all'asino. Il bello è che quest'ultimo, e magari ce ne fosse uno solo nel Bel paese (e all'ONU), non ha niente da ridire. Ronzini d'Italia, l'Italia s'è pesta…
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