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Quello anti-Berlusconi,

Inserito da Giorgio il 7 Aprile 2009 - 7:26pm

Quello anti-Berlusconi, vasto, composito e sconfinante ben oltre i velluti parlamentari, è l'unico, vero partito unico. Come tutti i suoi componenti, anche la Fnsi (Forse non siamo innocui)ha da sempre in uggia Silvio perché reo del peccato originale di essersi calato d'emblèe nell'agone politico prima annichilendo la "gioiosa macchina da guerra" di occhettiana memoria e poi cambiando la Storia. Ecco un breve riassunto di questa epopea. Dopo che - novembre 1994 Fuga dalla Giustizia - mani pool-ite ed annessa cavalleria giudiziaria sanciscono da Napoli all'Orbe che la Repubblica delle Procure è cosa fatta, schiudendo l'orizzonte - Dini a parte - all'impero Romano, la traversata del Cavaliere nel deserto della politica è lunga e perigliosa,tra le accuse di mafioso, stragista, corruttore ed ogni altra nequizia possibile, financo responsabile del buco dell'ozono. Ma nel nel primo anno del terzo millennio, Tredici Maggio, la stagione delle soperchierie e della protervia, inaugurata in un caliginoso pomeriggio napoletano di sette anni prima, chiude. Heri dicebamus… Ma non c'è tempo per rimembrare: il sacco di Genova al G8, l'11 Settembre, la recessione economica mondiale e quella psicopolitica di girotondini, disobbedienti, paciutopisti e cattoadulti trinariciuti, gauche caviar, no-global, no-tutto, ecc. prefigurano un quinquennio come minimo di passione; massimo, Rino Formica dixit, di "sangue e m…a". Eccelso traguardo, questo, poi raggiunto grazie ai migliori uffici amabilmente interposti dai dioscuri Follini e Casini (nomen omen), che continuando a discontinuare con l'aggiunta del soccorso rosso di (decine, centinaia di) migliaia di schede elettorali taroccate, issano Prodinotti a Palazzo. La sberla è tramortente, ancor più perché il cammino, iniziato cinque anni prima all'insegna di congiunture mai così negative, si arresta proprio quando tutti gli indicatori virano al bello. Ma siccome solo chi cade può risorgere, ecco il nostro ammannirci un capolavoro che non avrebbe avuto luogo senza lo smacco – ora possiamo dirlo, benedetto - di due anni prima. Certo, anche Romano da Scandiano ce ne mette, tra il randello fiscale e la rissosa congrega di parenti-serpenti in quota Unione-Piddì. Ma la geniale catarsi del predellino, ennesimo guizzo di antipolitica funzionale alla politica minghettianamente intesa, è roba esclusivamente Sua. Tutto il resto è cronaca. Espunta la sinistra antagonista dagli emicicli capitolini, con centotrenta tra senatori e deputati in più rispetto all'opposizione ed il cosiddetto centro che non c'entra più, Il Cavaliere è nella Storia, pronto a trascolorare il mito di De Gasperi. Gli incombe ora l'onore e l'onere di trasmutare l'Italia da impero delle caste a paese civile dove la politica, per dirla con Paolo VI, si configuri davvero come "la più nobile forma di carità sociale". Ci riuscirà, vedrete, malgrado la scarsa innocuità (o l'inaudita gravità)della Fnsi.

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