Israele ospite d'onore alla Fiera del Libro, il muro peggiore è quello di gomma

Israele ospite d'onore alla Fiera del Libro, il muro peggiore è quello di gomma

autore: 
Giorgio Colomba (Giornalista)

Lo sconsiderato appello a boicottare Israele come ospite d’onore alla Fiera del libro in corso a Torino ripropone con forza la mai sopita questione mediorientale ed il diritto all’esistenza dello stato ebraico.
Ma per tappare la bocca alla canea antisemita che sbraita di pace dando battaglia nelle piazze ed allestendo roghi a base di bandiere con la stella di Davide, basterebbe ricordarsi che Israele è ancora oggi l’unico stato dell’area mediorientale in cui vige una democrazia compiuta e dove l’omosessualità non costituisce un reato passibile di pena capitale. Invocare l’annullamento del diritto di una nazione ad esistere è peraltro un modo singolare di ergersi a vessilliferi della Giustizia Universale. Un po’ come la condanna senza appello emessa nel 2004 dai consueti, zelanti custodi dell’ortodossia, soloni made in ONU compresi, circa la barriera di sicurezza eretta tra Israele e la Cisgiordania. Vabbé, non tutti i muri sono uguali. Quello eretto dallo stato ebraico per difendere i propri cittadini dai camion bomba e dai terroristi kamikaze di Hamas o Al Aqsa che li hanno falcidiati per anni configura ovviamente una “situazione illegale”, mentre il Muro di Berlino, Nagant automatiche dei vopos incluse, ha reso “democratica”
per molti decenni la Germania Est. Ma c’è un muro peggiore degli altri, a prova di caterpillar ed inscalfibile anche dagli attacchi di qualsiasi pur episodico sussulto di onestà intellettuale: è il muro di gomma dell’ideologia, che nega l’evidenza, mistifica la realtà e, in fattispecie, preclude di rammentare la triplice spada di Damocle targata Egitto, Siria e Giordania sospesa da oltre mezzo secolo su quello stesso Israele che in favore di uno stato palestinese si espresse fin dal 1947, anno in cui anche l’ONU ne propugnò la nascita. Sabotata, invece, proprio dagli Stati arabi, che malgrado avessero ogni possibilità di ospitarlo, confinarono scientemente in bestiali campi profughi il popolo palestinese appena fuoriuscito dai territori. Perché la (ingombrante) verità è che la frustrazione di una Palestina senza patria ha sempre fatto comodo soprattutto ai paesi arabi, essendo il miglior stratagemma per fomentare un odio costante verso il popolo ebraico. Con l’effetto collaterale di attribuire ogni addebito al “satrapo sionista” ed al suo stretto sodale stelle e strisce, complice la permanente miopia – quanto meno - dei media internazionali, su cui ha sempre avuto facile attecchimento una suggestione ideologica pervasiva, ipso facto girabile al “parco di buoi” dell’opinione pubblica occidentale, sempre pronto ha
riempire senza difficoltà le piazze di mezza Europa.
http://www.giorgiocolomba.it/