Politica, impara l'arte e mettila da parte
Paul Valery ebbe a definirla ”l’arte di impedire ai cittadini di occuparsi
delle cose che li riguardano”. Per l’economista americano John Galbraith,
invece, “consiste nel dover scegliere tra il disastroso e lo sgradevole”. Ma la
palma del front runner spetta di diritto a Machiavelli, assertore già in illo
tempore che “governare è far credere”. Per chi non l’avesse capito, stiamo
parlando della politica (la p minuscola è puramente voluta) nell’Italia
repubblicana. Quella sorta di feuilleton sui malvezzi del Palazzo che un noto
quotidiano ha appena pubblicato a firma di Roberto Poletti, parlamentare “Verde”
pentito in fregola di descrivere con dovizia di dettagli la vita dei “papponi di
stato” da un privilegiatissimo osservatorio interno, gode dunque di antesignani
illustri. E’ da un po’ in effetti che la cosiddetta “arte del possibile”’ – von
Bismarck dixit – mostra una salute cagionevole. A parte il “black-blog” Grillo,
quintessenza di pedestre populismo ed un po’ troppo uso “fare il frocio col c..o
degli altri”, i segnali di una più diffusa consapevolezza di quanto da sempre a
Palazzo si gozzovigli alla faccia del parco di buoi elettorale sono oggi ancora
più evidenti ed inequivoci. Parliamoci chiaro, però: il vero scandalo non
risiede solo e tanto nella denuncia scaturita dopo venti mesi di legislatura
dalla penna di un ex-neoparlamentare giornalista che il luculliano abbuffo a
danno dei contribuenti italiani l’ha prima personalmente sperimentato e poi –
bontà sua - pubblicamente rivelato, ma nel fatto che TUTTI GLI ALTRI (ED IN GRAN
PARTE RICANDIDATI) 951 OCCUPANTI DELLE AULE SORDE E GRIGIE ABBIANO DA SEMPRE
SOTTACIUTO E CONTINUINO A SOTTACERE LA PANTAGRUELICA ABBUFFATA CHE SI CONSUMA
ALLA FACCIA NOSTRA, a destra come a sinistra. Distinzione, questa, che quando si
parla di copiose mercedi diviene puramente virtuale, anche se nello scialacquio
di denaro pubblico le responsabilità della sinistra pressoché egemone sono
certamente maggiori. In tutta evidenza, l’antico adagio secondo cui i politici
rassomigliano ai ladri di Pisa, che di giorno litigano e di notte rubano
insieme, fatta salva la necessità di una riformulazione più articolata e
confacente ai tempi, mantiene intatta ancor oggi la sua validità.
Un sentito
grazie alla politica, dunque (non solo, però: le Caste che ospitano voragini
pronte ad a ingoiare fiumi di risorse pubbliche sono molteplici ed allignano
anche al di fuori degli emicicli capitolini), la quale da un lato nulla
eccepisce sul Quirinale che costa il quadruplo di Buckingam Palace, mentre
dall’altro non permette alle famiglie italiane di arrivare alla quarta settimana
del mese. Aveva già capito tutto l’indimenticabile Petrolini, ormai cent'anni
fa, quando sosteneva che il denaro conviene sempre sottrarlo ai poveri: hanno
poco, ma sono così tanti…
Giorgio Colomba – Giornalista


