Giovedì 10
Aprile 2008
La notizia ha fatto letteralmente il giro del mondo. L’eco della conversione al cattolicesimo di Magdi Allam, avvenuta nella basilica di San Pietro al termine della veglia pasquale per mano di papa Benedetto XVI, è rimbalzata dalla Cnn alla Bbc, dal New York Times al Jerusalem Post. Le immagini del vicedirettore del Corriere della Sera con il capo chinato dinanzi al fonte battesimale hanno lasciato di stucco il pianeta e commosso il popolo dei fedeli. Subito si è scatenata una ridda di riflessioni, commenti, interpretazioni. E, inevitabilmente, sono arrivate anche feroci critiche. Il giornalista italiano di origine egiziana, ex allievo dei salesiani del Cairo e fino alla Pasqua di quest’anno musulmano non praticante, la notte fra il 22 e il 23 marzo era seduto in prima fila, al cospetto del Santo Padre, accanto ad altri sei catecumeni preparati dal vicariato di Roma a ricevere il Battesimo, la Prima Comunione e la Cresima. Gli abbiamo chiesto di ripercorrere per Tempi quelle intense ore.
«Sono stato tesissimo, dal primo istante sino alla fine della veglia. Ad
un certo punto ho dovuto chiedere al cerimoniere di guidarmi nei movimenti.
Avevo letteralmente perso il senso dell’orientamento. È stato il giorno più
bello della mia vita. In quelle tre ore si è azzerato tutto. Due amici religiosi
mi hanno scritto un messaggio di affetto e solidarietà dicendomi che non stavo
vivendo solo la mia prima Pasqua, ma anche il mio primo Natale. Una nuova
nascita. Non a caso, infatti, ho scelto il nome Cristiano. È quello che meglio
rappresenta la mia scelta. Mi sono anche informato su chi fosse san Cristiano, e
ho scoperto che era un vescovo vissuto attorno all’anno 1000 che si impegnò
nell’evangelizzazione della Prussia ed ebbe la caratteristica di mantenere
ancorati alla sua persona i valori ai quali credeva nonostante l’esito incerto
della sua missione. Proprio questa coerenza mi ha convinto ulteriormente della
bontà della mia decisione. Essere lì vicino al Santo Padre e ricevere da lui i
sacramenti è stato un dono immenso, il più bello che potessi ricevere. Io sono
da sempre affascinato dalla figura di Benedetto XVI. Sono orgoglioso di essere
stato uno tra i pochi giornalisti che scrivono sulla stampa nazionale italiana a
difenderlo strenuamente e con forza dopo il suo discorso di Ratisbona del 12
settembre 2006. E si badi bene, io non l’ho difeso solo in virtù del suo
legittimo diritto di parola, bensì sostenendo pienamente i concetti da lui
espressi in quell’occasione. Un discorso nel quale aveva, a mio avviso,
correttamente rappresentato la realtà, valutandola sul piano scientifico e
storico. È stato per me un evento bellissimo, una gioia immensa che mi
accompagna ancora oggi. Mi rendo conto che, in assoluto, è l’evento storico
della mia vita».
A farle da padrino l’onorevole Maurizio Lupi, deputato di
Forza Italia ma soprattutto esponente di Comunione e liberazione, il movimento
ecclesiale fondato da don Luigi Giussani.
Cosa rappresenta per lei Cl?
Io credo di dovere tantissimo a
Comunione e liberazione perché è all’interno di quell’ambiente che ho trovato un
solido riferimento sul piano dei valori, e un modello sul piano educativo. Ho
tanti amici ciellini. Per cinque anni ho partecipato al Meeting di Rimini e ogni
volta la mia vicinanza è diventata più tangibile e concreta. Condivido gli
stessi valori e la loro concezione etica della vita. Sono affascinato dal
criterio che offrono, dall’approccio in base al quale è l’esperienza educativa
il fondamento della crescita della persona. Più in generale condivido la
considerazione dell’esperienza dell’incontro come fondante della crescita
interiore degli uomini. Comunione e liberazione è la mia casa dei valori.

Entrerà nella fraternità di Cl?
Proprio perché non credo che entrare a far parte di Cl sia un qualcosa che possa essere associato all’ingresso in un circolo culturale o in un’associazione, ritengo doveroso che ci sia un dialogo, un confronto, e una chiarezza sull’insieme di tutto ciò che significa aderire al movimento, per poter poi assumere in modo consapevole, responsabile e costruttivo una decisione in tal senso.
Quali sono stati gli incontri che le hanno permesso di percorrere la
strada della conversione?
Sono molte le esperienze che ho incontrato, dai
semplici religiosi come suor Maria Gloria Riva e don Gabriele Mangiarotti ad
alti prelati come il cardinale Tarcisio Bertone e monsignor Luigi Negri. Su
tutti però voglio ricordare monsignor Rino Fisichella. Una persona che mi ha
moralmente convinto. A lui io mi sono aperto e confidato. Le sue posizioni sono
molto vicine a quelle di Benedetto XVI. Lui mi ha preso per mano e portato sino
alla conversione della notte di Pasqua. Gli sono grato, è un uomo di grande fede
e immensa umanità.
Quanto ha influito in questa sua scelta la nascita, nove mesi fa, di suo
figlio Davide e ancora prima l’incontro con sua moglie, Valentina
Colombo?
Io direi che loro rappresentano per me delle certezze assolute
sul piano del primato dei valori. Sono entrambi un riferimento umano che mi ha
permesso di rimanere saldo e andare avanti senza tentennamenti. Valentina è una
donna straordinaria per la sua umanità e per l’amore di cui è capace e al tempo
stesso è una persona di grande spessore etico e intellettuale. La nascita di
Davide è stato un dono divino che ci è stato concesso. È arrivato in tarda età
per noi, lo auspicavamo ma non lo aspettavamo. Lui ha suggellato un’intesa che
reggeva su basi solide e ha rappresentato la nostra risposta a tutti coloro che
oggi sono titubanti nei confronti del futuro, che vivono in un contesto di
relativismo etico. Davide è stato battezzato circa due mesi fa da monsignor
Luigi Negri.
Accanto alle tante testimonianze di affetto e di stima che ha ricevuto,
sono uscite sul suo conto anche critiche molto pesanti. Anche alcuni dei 138
intellettuali e leader religiosi musulmani firmatari della recente lettera
aperta al Papa per promuovere la pace mondiale, ricevuti in Vaticano a febbraio,
hanno criticato il modo in cui è stata celebrata la sua conversione. Aref Ali
Nayed, direttore del Centro di studi strategici islamici di Amman, in Giordania,
figura chiave del gruppo, ha dichiarato che la sua pubblica conversione è stata
un atto «deliberato e provocatorio», ha chiesto addirittura alla Santa Sede di
«prendere le distanze» dalle sue posizioni. Come risponde?
Dalle
dichiarazioni rilasciate si conferma innanzitutto che questi signori sono
tutt’altro che moderati. Disconoscono la legittimità di una libera scelta sul
piano della fede e il diritto-dovere del Santo Padre di somministrare i
sacramenti cristiani a chi liberamente e coscientemente ne fa richiesta. Le loro
parole esprimono una totale e grave insensibilità, nonché una fragrante
interferenza negli affari interni della Chiesa. Come si permettono di esigere
dal Papa una dissociazione rispetto al mio pensiero? Queste sono intimidazioni
di stampo mafioso, che non dovrebbero minimamente far parte di un dialogo tra
persone che si considerano civili e che vorrebbero concordare insieme le basi
della civiltà umana.
Sul tema leggi anche:
Magdi è ora Cristiano: parlano i suoi amici
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Inserito da Giorgio il 9 Aprile 2008 - 11:00pm
“E’ più difficile che fare tredici al totocalcio”, si diceva un tempo per descrivere un’impresa ai limiti del possibile, come effettivamente era azzeccare tutti i risultati della schedina. Lo stesso concetto, ovviamente, valeva per lo zero, cioè per non indovinarne nessuno. Inimitabile Magdi! Con la tua pubblica cristianizzazione, avvenuta nel massimo tempio del cattolicesimo il più significativo dei giorni ed al cospetto del suo ministro più alto, lo zero l’hai davvero spaccato, polarizzando strali da una mai così variegata platea di grilli parlanti: dall’attrice musulmana non praticante gommata Pirelli al Monaco cattoprogressista in quota Piddì; dal network satellitare arabo al quotidiano tabloid palestinese; dal Romano opinionista laico ex ambasciatore alla pletora di jihadisti che una fatwa non la negano a nessuno, figuriamoci ad un neocristiano di nome Cristiano. Non bastasse, sei stato bacchettato finanche da un pur ottimo notista politico del 'Giornale' per essertela presa troppo con i tuoi ormai ex correligionari ed aver parlato troppo poco di Cristo. Quasi che una conversione dall’Islam al cattolicesimo officiata dal Papa in San Pietro nel giorno di Pasqua richiedesse una nota a piè di pagina per spiegare il ruolo avuto nell’evento dall’Incarnato. De minimis non curat praetor, si soleva ripetere un tempo. Citazione che francamente mi rincresce aver dovuto adottare nella circostanza. Ma tant’è, se a volte sonnecchia persino Omero… Ora come allora, Cristo è scandalo, e chi ne raccoglie il testimone continua ad essere quanto meno estremamente seccante. Perché se la verità fa sempre male, come in quella vecchia canzone, figuriamoci la Verità. In particolare a chi non possiede orecchie allenate per sentirla. E proprio in questo terzo millennio che la messe non è mai stata così tanta, gli operai sono sempre meno. Ma dal 23 marzo scorso, per fortuna, nella vigna del Signore se n’è aggiunto uno. Molto specializzato. Grazie Magdi Cristiano. http://www.giorgiocolomba.it/
Inserito da Bernald Shehaj il 6 Aprile 2008 - 11:00pm
Non conosco molto il Dott.Allam e da come viene dipinto dalla stampa italiana,prevalentemente di cultura 'sinistroide',sebra che sia il demonio, ma solo per coraggio e il fatto che a costo di esprimere le sue idee sia disposto a sacrificarsi lo ritengo una grande persona a prescindere dal cammino di fede che ha intrapreso.Se tanti cristiani,o che si definiscono tali, fossero così e prendessero esempio da lui la piccola grande Italia,la patria del mondo, non sarebbe ridotta così come purtroppo è oggi.Dobbiamo iniziare a togliere la cultura a chi fino ad oggi la possiede. Questa è l'unica via per far fronte a decadenza del paese.
Inserito da angela il 5 Aprile 2008 - 11:04am
dovremo pregare molto per proteggere il Papa, Allam e CL