Pubblicato il 25/02/08 alle 09:30:17 GMT da
giorgio
"Le leggi? Per gli amici si
interpretano e per i nemici si applicano"
Così
oltre cent'anni fa Giolitti fotografava il modus iudicandi
nell'Italia a cavallo tra XIX e XX secolo. Giunti al terzo
millennio, nulla sembra cambiato, a parte l'embricarsi dei totem
ideologici per i quali sono state combattute le guerre anche
planetarie che hanno funestato il secolo scorso: il comunismo, erede
della ferale rivoluzione bolscevica in nome della 'classe', ed il
nazionalsocialismo, che perpetrò le sue bestialità in nome della
'razza'. Ma mentre un sepolcro di infamia ha presto e per sempre
blindato nell'inferno della Storia la svastica ed i suoi squallidi
apologeti, un equivoco di fondo - scientemente indotto e
costantemente alimentato - ha permesso al socialismo reale - e, caso
unico in Europa, al comunismo italico - di perpetuarsi sino ai
nostri giorni, configurando il singolare evento di una
propaggine che sopravvive oltre il decesso del corpo. Poiché
tuttavia il radioso sol dell'avvenire volge al crepuscolo anche nel
Bel Paese, ecco impellente l'occorrenza di avvicendarne l'ormai
svalutata etichetta con un nuovo feticcio che mitighi l'inevitabile
emorragia di consensi dal corpo elettorale nostrano, parco di buoi
sì, ma non al punto da abbarbicarsi per sempre al carro che lo ha
condotto alla macelleria civico-sociale oggi in atto. Dopo 'classe'
e 'razza', dunque, l'ultimo casus belli risiede nel 'credo'.
Intendiamoci: detta così è tutto fuorché una novità. I millenni
passati trasudano di contrapposizioni religiose. Solo che mai
l'aspetto strumentale è parso così preponderante come ai giorni
nostri. Di questa ormai avviata trasmutazione dall'egemonia
gramsciana al monopolio (per ora) solo olfattivo a base di kebab e
cous cous lungo le vie cittadine - quella culinaria, però,
anticipa sempre altre ed assai meno innocue colonizzazioni - Bologna
si erge oggi ad inarrivabile front runner, svettando tra i
capoluoghi delle regioni rosse ed ammannendoci prove tecniche della
via petroniana all'islamizzazione di massa quale paradigma del
più evoluto tra gli espedienti adottati oggi a sinistra per
mantenere l'antica potestà elettorale sul territorio.
L'ultracinquantennale interazione fra i tre poteri statuali
localmente intesi, rende così l'odierno capoluogo felsineo, già
'laboratorio politico' delle più ardite sperimentazioni ideologiche,
un locus più a rischio persino della città sazia e disperata che
l'allora cardinale Biffi stigmatizzò in una delle più note tra le
sue lucidissime analisi. In un suo
recente editoriale, l'ottimo Magdi Allam si meraviglia di una città
- la mia città - dove paragonare Israele al nazismo non costituisce
reato, e che si appresta ad erigere la moschea più grande
d'Europa, ma io mi stupisco del suo stupore: se qui sono stati
capaci, cinquant'anni fa, di rovesciare in terra ciotole di latte
caldo davanti agli affamati esuli istriani d'ogni età appena
sfuggiti alle foibe e stipati come bestie a bordo del treno cui al
grido di 'sporchi fascisti' era stato impedito di fermarsi alla
stazione, tutto diventa possibile.
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