Velo o non velo, l'islam del superattico
Da un’intervista apparsa giorni fa sul web rilasciata da Afef, splendida
signora Tronchetti, “forse l’unica donna di spettacolo che non si è mai
spogliata” (chiosa del redattore) apprendiamo che “Le italiane ti sbattono tutto
in faccia. Oggi in Occidente c’è una notevole massa di carne esposta in giro. E
poi criticano il velo delle musulmane. È più sensuale rimanere coperta. Mille
volte meglio il velo che tutte queste donne spogliate. È più sexy, è più bello,
più elegante”.
Con un padre diplomatico ambasciatore in Libia, Libano, Arabia
Saudita, Egitto, Siria, Bahrein, Iraq, una gioventù dorata a zigzagare per il
(bel) mondo ed infine l’approdo sponsale gommato Pirelli - il meglio, chi altri?
- la ex signorina Jnifen esibisce credenziali di tutto rispetto e trincia
giudizi senza appello ergendosi ad interprete delle più recondite sensibilità
dell’altra metà del cielo sopra la mezzaluna. Quale esponente del firmamento
islamico potrebbe meglio accreditarsi per intercettare le occorrenze muliebri di
quel variegato universo? Chi più di lei riuscirebbe a percepire i mille
desiderata che fermentano tra le sue correligionarie? Come tutti sanno, bardarsi
da mane a sera coi vari hijab, niqab, khimar, chador, burqa, ecc., non solo è
una libera scelta delle donne musulmane, ma rappresenta pure il loro elettivo
mezzo di seduzione per dare luogo ai più sensuali ammiccamenti. Se mai qualcuno,
in difetto della dovuta sagacia per arguire certe nuances, avesse pensato il
contrario, si ravveda e faccia ammenda per l’ingenuità. D’altronde nostra
signora dell’islam caviar è scesa in campo anche e soprattutto per questo,
dispensando l’immaginifico Verbo che in un amen – pardon, in un fiat – ha
sigillato definitivamente l’annosa querelle: il velo islamico è sexy e
basta.
Dounia Ettaib e Souad Sbai – ma pure la Santanché - si rassegnino e
tacciano: il problema dei diritti delle donne musulmane semplicemente non esiste
ed Hina è morta di freddo. Succede, a spogliarsi troppo.


